A.C.A.B. - All cyclists are bastards
Spoilerone: NON È VERO!!!
Chi vi scrive poco tempo fa, parlando con un amico, si è sentito rivolgere questa domanda: “ma perchè voi ciclisti vi accorgete delle auto che arrivano da dietro sempre all’ultimo secondo? Non le sentite arrivare?”
La richiesta, assolutamente innocente e curiosa, -mi- ha permesso di capire che, di base, manca la conoscenza delle dinamiche di utilizzo di una bicicletta, soprattutto quando si parla dell’attrezzo sportivo, sia essa corsa, mtb o gravel. Soprattutto -mi- ha permesso di spiegare il perchè di alcuni comportamenti che, visti dall’esterno, risultano fastidiosi.
Premessa doverosa. Non siamo stupidi, sappiamo perfettamente che, e fa parte della statistica, molti ciclisti sono dei maleducati arroganti. Non ci nascondiamo. Tanto che quando li troviamo, noi “vecchi”, li redarguiamo sonoramente. Parliamo, qui, per dar voce a quelli che si comportano bene per strada, che sono i più. Sono tanti.
Vorremmo quindi cambiare il punto della narrazione, stanchi della continua inutile contrapposizione del “voi”: “voi automobilisti”, “voi ciclisti”, “voi pedoni”. J’accuse che non solo non aiuta nessuno, ma, alla lunga, irrita i più in una guerra di logoramento senza fine.
Parleremo di noi, senza intento giustificatorio e senza voler fare morali. Vorremmo far chiarezza su alcuni aspetti per noi ovvi e per altri meno, per rendere la nostra figura meno “infastidente” a chi si muove su veicoli di tipo diverso o a piedi. Quali possono essere le criticità a cui siamo soggetti e i conseguenti comportamenti. Spieghiamo, sperando che questo aiuti nella comprensione, sperando diventi più facile prevedere comportamenti ed evitare incidenti, oltre a far incazzare meno chi condivide la strada con noi.
Venendo alla questione: la risposta al mio amico è stata ovviamente NO. Facciamo fatica ad accorgerci delle macchine che ci seguono
Siamo progettati per vedere avanti a noi. Tutti, automobilisti compresi.
Per la vista la cosa è abbastanza intuitiva, non abbiamo occhi sulla nuca. Per le orecchie diventa un po’ più complicato capire: infatti, sebbene l’orecchio umano capti i rumori provenienti da ogni direzione, l’effetto della velocità, la direzione del suono, il sibilare dell’aria, il rumore ambiente e la concentrazione sulla guida della bicicletta ci rendono… sordi. Risultato: ci accorgiamo dei veicoli che provengono da dietro solo all’ultimo momento, se non addirittura dopo. E ne faremmo volentieri a meno, credeteci.
Continuando poi nella conversazione sono venute a galla altre osservazioni, alle quali (sempre da parte di chi vi scrive) si è cercato di dare risposta; una su tutte: “perchè siete sempre in mezzo alla strada?”.
E anche qui, nei limiti del possibile, la risposta è stata abbastanza semplice, anche grazie al supporto di alcune fotografie scattate in precedenza per documentare le condizioni delle strade attuali.
Infatti, a causa di un utilizzo massivo e di una manutenzione spesso insufficiente, le strade di oggi sono terribilmente complicate per una bicicletta. Crepe, buche, rattoppi di asfalto, tombini, sporco, foglie, vetri, radici sporgenti, olio, residui: tutti tranelli di cui l’automobilista non si accorge nemmeno che sono potenzialmente un disastro per il ciclista.
La larghezza di uno pneumatico di una bicicletta sta, mediamente, tra i 2 e i 4cm contro i 20-25 o più cm di quello di un’auto. Lo spessore del battistrada poi è di qualche millimetro, mentre sui veicoli più pesanti può arrivare anche al cm, con pressioni di utilizzo, nel caso della bici, molto più alte, fattore che aumenta il rischio di scoppio in caso di pizzicata o elemento tagliente. Tutto questo su ruote che, pur estremamente resistenti, non sono fatte per affrontare colpi violenti come buche profonde e spigolose.
In aggiunta, spesso, ci si trova costretti a stare larghi rispetto ad auto parcheggiate e/o a marciapiedi per evitare potenziali scontri involontari, tipo portiere aperte o uscite improvvise, magari di pedoni che fatichiamo a vedere perchè nascosti da altro.
Il discorso è ampio e articolato, e va inevitabilmente inquadrato nell’andare in bicicletta come gesto fisico. Siamo in equilibrio su un veicolo con un peso che varia tra i 7-8kg e i 20-25, su due ruote che toccano l’asfalto per pochi cm quadrati, con vento e imprevisti come quelli elencati in precedenza, concentrati su quello che capita davanti a noi.
Spesso affaticati, soprattutto se l’andare in bici è associato ad un’attività fisica intensa, quindi con riflessi che qualche volta sono acuiti dall’adrenalina ma, altrettanto, possono essere rallentati dalla stanchezza.
Per quelli appena elencati e per una questione di rispetto complessivo è stata chiesta a gran voce da parte dei ciclisti la regola del metro e mezzo, che da parte del movimento è stata rinominata “dammi un metro e mezzo di vita”.
Accortezza particolarmente importante dato che, oltretutto, quando un veicolo di dimensioni ragguardevoli ci sorpassa, l’effetto della scia d’aria generata è complicato da gestire, sposta letteralmente la bicletta o fa perdere l’equilibrio, oltre a generare terrore per via del fatto che, come detto all’inizio di questo articolo, ce ne accorgiamo all’ultimi momento.
Torneremo su questi argomenti, la panoramica è stata veloce per non annoiare. Svilupperemo i temi uno per uno, e porteremo esempi pratici, per far vedere che non siamo cattivi, è che ci disegnano così..
E, se potete, fate leggere questo articoletto ad un amico automobilista, proviamo a far girare queste piccole informazioni. Magari qualcuno che la prossima volta risparmia una sclacsonata c’è…
Con simpatia.













