EMILIA GRAVEL BIKEPACKING ADVENTURE
Ci siamo lasciati alle spalle il 2024, viva il 2024. Siamo già ben dentro il 2025, pronti ad affrontare le sfide dell’anno nuovo, entusiasti. Abbiamo un sacco di idee e di progetti. Forti anche dei ricordi meravigliosi dell’anno appena trascorso, anno ricco di avvenimenti memorabili su cui costruire esperienze nuove.
Per noi tutto è un po’ come l’evoluzione dell’andare in bici… Prima togli le rotelle sotto casa con qualcuno che ti sorregge, dopo un po’ fai il primo giro da solo fino in fondo alla via, poi magari stai fuori tre, quattro ore con la borraccia piena di acqua calda e alla fine ti ritrovi a pedalare l’Emilia. Per dire.
Perchè si, una delle cose che più ci ha riempito di entusiasmo e di (un po’ di sano) orgoglio, lasciandoci fantastici sapori in bocca e nell’animo, è l’Emilia Gravel Bikepacking Adventure, gravel ride di cui siamo stati e saremo anche quest’anno partner.
Emilia Gravel Bikepacking Adventure
Uno dei passaggi sull’appennino Emiliano
Scrive Luciano Pantaleoni, autore e scrittore correggese doc, qualche anno fa:
“L’Emilia è bella nelle pingui pianure, e bellissima nelle colline; di una bellezza… sensuale e colorata. È la terra italiana che ricorda di più certe nature morte di pittori barocchi, con le tavole cariche di frutta, pesci e selvaggina.
Bisogna accennare anche all’indole degli emiliani… che li rende, con i loro difetti, uno dei popoli più amabili della terra.”
Niente di più vero.
Senza nulla togliere alle altre meravigliose regioni italiane l’Emilia è stata un concentrato di sorprese. Paesaggio, storia, natura. Cibo, ospitalità. Borghi. E, ovviamente ma soprattutto, la sua meravigliosa gente. Una boccata di ossigeno, in pieno stile Bradley.
Lo slow living, quell’affrontare tutto con il piglio deciso ma calmo tipico degli Emiliani, risoluti e senza ansia, con una cordialità riservata ma avvolgente.
Sempre il Pantaleoni: “sono accoglienti, tolleranti, affrontano il mondo con una leggerezza che ha radici lontane ed è la sintesi del carattere dei tanti popoli che la hanno abitata”.
Non è nel DNA Bradley partecipare ad eventi mainstream, siamo quelli controcorrente. Siamo quelli che fanno le cose che fanno stare bene. Qui non abbiamo fatto un eccezione, perchè coinvolti da persone, amici, conosciute lungo il nostro percorso di crescita che con noi condividono idee, modi e valori.
Sapevamo che alla fine saremmo tornati a casa contenti, e così è stato.
Chi ha partecipato si è calato nel mood della festa. Nessuna primadonna, ognuno ha fatto quello che si sentiva di fare. Qualcuno ha concluso il giro in un battito di ciglia, qualcuno ha deciso di godersi l’esperienza e si è fermato per tre giorni a zonzo sull’Appennino, e qualcun altro, se avesse potuto, forse si sarebbe preso anche una settimana in più…
Personaggi tutti ugualmente fantastici e interessanti con storie, carattere, grazie ai quali abbiamo vissuto un atmosfera di amicizia davvero rigenerante. Senza primi, senza ultimi. Senza ansie.
Abbiamo detto più volte, e continueremo a ripeterlo a costo di sembrare il vecchio zio rimbambito della letteratura, che non vogliamo adeguarci ai tempi dettati dalle diavolerie elettroniche. Il “tutto e subito”, il fast forward perenne in cui viviamo, l’immediatezza labile delle esperienze da social senza il giusto tempo per goderle, sedimentarle, farle nostre, cementarle nella nostra memoria, cioè senza viverle appieno, non fa per noi.
Non siamo al servizio di un algoritmo. Ci riprendiamo il tempo, questo è il nostro obiettivo.
E l’Emilia in tutto questo è una meravigliosa medicina naturale.
“A se sta bein se tut i stan bein”.
Per questo anche quest’anno saremo partner in crime dei pazzi emiliani.
Non vediamo l’ora.